Delegation, Description, Discernment, Diligence: le 4 competenze dell'AI Fluency di Anthropic applicate ai task di Business Analyst e Project Manager.

Sapere in quanti modi possiamo interagire con l'AI è un buon punto di partenza, ma non basta a ottenere risultati di qualità.
Qualunque sia la modalità di ingaggio che scegliamo, quello che fa la differenza tra un output generico e un deliverable di cui possiamo prenderci la responsabilità sono quattro competenze precise.
Un Consulente collabora bene con l'AI quando padroneggia le quattro competenze che il framework di Anthropic chiama le 4 D:
Sono le quattro competenze su cui si regge l'AI Fluency, cioè la capacità di interagire con i sistemi di AI in modo efficace, efficiente, sicuro e responsabile.
In questo articolo le vediamo una per una e poi le caliamo, con un esempio per ciascuna, sui task reali di un Business Analyst (raccolta requisiti, user story, testlist dei SIT e matrice RTM) e di un Project Manager (kickoff, matrice RACI, slide di SAL e comunicazione di un ritardo).
Alla fine trovi una piccola griglia di autovalutazione per capire quale delle quattro ti conviene allenare per prima.
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L'AI Fluency è la capacità di interagire con i sistemi di AI in modo efficace, efficiente, sicuro e responsabile, e si regge su quattro competenze interconnesse.
Nella tappa precedente del percorso avevamo visto che l'AI non è soltanto uno strumento: può essere un partner di ragionamento o un collaboratore a cui delegare, e che esistono tre modi di interagire con lei:
Se ti sei perso quel quadro, lo trovi in questo articolo del blog: Automation, Augmentation, Agency, le 3 modalità di utilizzo dell'AI.
Oggi la domanda è un'altra: una volta scelta la modalità corretta per il contesto, quali competenze ci servono per ottenere risultati di qualità e non soltanto output generici?
Perché possiamo usare l'Automation, l'Augmentation o l'Agency, ma dobbiamo anche sapere cosa delegare, come chiederlo, come valutare la risposta e come prenderci la responsabilità del risultato.
Ed è esattamente qui che entra in gioco l'AI Fluency, con le quattro competenze su cui si fonda.
Un'ultima premessa prima di entrare nel merito: le quattro D sono competenze di metodo, di ragionamento e di responsabilità professionale, non competenze tecniche.
In quanto tali si applicano a qualsiasi soluzione di AI stiamo utilizzando, ed è il terreno su cui noi consulenti funzionali siamo già forti.
Le 4 D sono Delegation, Description, Discernment e Diligence: quattro competenze interconnesse per decidere cosa affidare all'AI, come chiederlo, come valutarlo e come assumersene la responsabilità.
La Delegation è la competenza con cui decidiamo quale parte del lavoro è appropriato fare noi, quale conviene affidare all'AI e quale è meglio fare insieme, e poi come distribuire concretamente il lavoro tra le parti.
Anthropic la scompone in tre aspetti:
Un punto di attenzione: il presupposto per delegare bene è la competenza di dominio, cioè proprio quello che noi, in quanto consulenti funzionali, portiamo sul progetto.
La Description è la capacità di descrivere bene all'AI cosa vogliamo, comunicando in modo da costruire una collaborazione produttiva.
Anche qui ci sono tre livelli:
Il Discernment è la capacità di valutare in modo critico tre cose: la qualità di quello che l'AI produce, il modo in cui ci è arrivata e come si comporta durante l'interazione:
Un punto importante da assimilare: quando lavoriamo con l'AI su un progetto conviene adottare cicli brevi e iterativi che alternano Description e Discernment.
Più affiniamo la descrizione, migliore è l'output; più valutiamo bene l'output, meglio sappiamo correggere la descrizione.
La Diligence è la competenza con cui ci prendiamo la responsabilità di cosa facciamo con l'AI e di come lo facciamo.
Si declina in tre forme:
Per stabilire quali declinazioni applicare occorre fare tailoring, cioè adattare l'approccio a necessità, regole e obiettivi dello specifico contesto.
Contesti diversi, personale, accademico e professionale, e anche organizzazioni diverse, la nostra azienda, il cliente, il singolo progetto, hanno aspettative differenti, che dobbiamo conoscere e rispettare.
Restando sulle attività di progetto di sempre, le quattro competenze guidano il BA dalla raccolta requisiti alla matrice RTM: cosa delegare, come descrivere, cosa verificare, di cosa rispondere.
Immagina di avere appena svolto un workshop con il cliente: hai la videoregistrazione del meeting e degli appunti grezzi.
Invece di ingaggiare l'AI indistintamente su tutti i task, o invece di non usarla affatto, applichi la competenza di delega per stabilire come distribuire il lavoro di follow-up tra te e l'AI.
Affidi all'AI la sintesi degli appunti e la traduzione in user story, cioè la messa in forma di informazioni che già hai.
Il ragionamento sui requisiti ambigui e sui casi limite che rischiano di restare impliciti è invece un'attività che decidi di fare insieme all'AI, ingaggiandola in modalità Augmentation.
La lettura della stanza e degli stakeholder, il cogliere il non detto, la sensibilità per capire le tensioni tra le funzioni del cliente, resta in carico a te.
Restiamo sullo stesso caso d'uso, la generazione delle user story dopo il workshop, perché la differenza tra un risultato mediocre e un ottimo risultato sta quasi tutta in come descriviamo la richiesta.
A livello di prodotto non diciamo solo "scrivimi le user story", ma specifichiamo il formato desiderato, dando all'AI un esempio del template da utilizzare e i campi che ci servono, come identificativo, priorità e criteri di accettazione.
A livello di processo possiamo chiedere di procedere per gruppi funzionali, una user story alla volta, segnalando dove le informazioni del workshop sono insufficienti.
A livello di performance possiamo chiedere di essere sintetica e, soprattutto, di non aggiungere requisiti non emersi esplicitamente, ma di elencare i punti ambigui dove servirebbe una conferma.
Supponiamo di esserci fatti generare dall'AI una prima lista di casi di test a partire da una user story con i suoi criteri di accettazione.
La competenza di discernimento, qui, è non prendere automaticamente quel primo output per buono.
A livello di prodotto verifichiamo se i casi di test coprono davvero tutti i criteri di accettazione o se ne manca qualcuno.
A livello di processo verifichiamo se l'AI ha ragionato su un requisito esistente o se ne ha dato per scontato uno che nessuno ha mai chiesto, cioè se ci sono occorrenze di allucinazione.
A livello di performance ci chiediamo se si sia limitata a produrre casi banali e tutti positivi, o se sta pensando anche ai casi negativi, agli scenari di errore e ai diversi attori del sistema.
È qui che emerge l'esigenza di applicare in tandem Discernment e Description: ogni volta che troviamo una lacuna, un errore o un'imprecisione, torniamo a raffinare la richiesta.
Prendiamo la Matrice di Tracciabilità dei Requisiti, che è un deliverable molto spesso condiviso con il cliente.
La diligenza nella scelta significa fare attenzione a quali strumenti usiamo e a quali dati del cliente ci mettiamo dentro: alcuni dati di requisitazione possono essere informazioni riservate, e tutti i dati del cliente vanno trattati secondo le regole di confidenzialità del progetto.
La diligenza nella trasparenza significa essere chiari con il Project Manager e con il team sul fatto che la bozza di RTM è stata costruita con il supporto dell'AI.
La diligenza nel rilascio significa che prima di consegnare l'RTM la verifichiamo puntualmente e ce ne assumiamo la responsabilità in prima persona.
Le stesse quattro competenze guidano il PM dal kickoff al SAL: decidere la ripartizione del lavoro, descrivere bene le richieste, verificare i numeri e firmare le comunicazioni sensibili.
L'impaginazione delle slide a partire da scope, team, timeline e governance già definiti è un'attività che possiamo affidare all'AI.
La costruzione della narrativa, cioè come strutturare il messaggio per allineare stakeholder con interessi diversi e come anticipare le obiezioni del cliente, è un'attività da fare insieme all'AI, in confronto, in modalità Augmentation.
La gestione politica della relazione con lo sponsor, la sensibilità su chi va coinvolto e come, resta interamente nostra.
Prendiamo la compilazione della RACI, la matrice che assegna le responsabilità indicando, per ogni attività, chi è Responsible, Accountable, Consulted e Informed.
A livello di prodotto descriviamo il formato della matrice e le regole di assegnazione che vogliamo siano rispettate.
A livello di processo possiamo chiedere all'AI di segnalare attivamente le sovrapposizioni di responsabilità e i buchi di copertura, anziché limitarsi a riempire le caselle.
A livello di performance possiamo chiederle di comportarsi come un revisore di PMO esigente, che mette in discussione le assegnazioni poco chiare invece di darci ragione su tutto.
Nota lo stratagemma: abbiamo chiesto all'AI di agire e di comunicare assumendo un ruolo ben definito, che siamo noi a descrivere.
Immaginiamo le slide di Stato Avanzamento Lavori prodotte in bozza dall'AI a partire dai dati di progetto.
Il discernimento del PM è non fidarsi a scatola chiusa.
Sul prodotto: gli scostamenti rispetto al piano sono calcolati correttamente, i numeri tornano?
Sul processo: l'AI ha applicato bene la regola con cui evidenziamo i rischi che superano una certa soglia, o ha incluso o escluso qualcosa in modo arbitrario?
Sulla performance: la bozza sta addolcendo troppo un ritardo che invece va comunicato con chiarezza?
Anche qui il Discernment va di pari passo con la Description: ogni output verificato con discernimento si può migliorare con un ciclo iterativo di descrizione.
Chiudiamo con l'esempio più delicato, comunicare un ritardo durante il SAL.
La diligenza nella scelta riguarda quali strumenti usiamo e quali dati affidiamo a questi strumenti: i dati di avanzamento e gli aspetti contrattuali di un progetto non vanno incollati in un tool qualsiasi, ma trattati secondo le policy di riservatezza del progetto.
La diligenza nella trasparenza riguarda l'onestà interna, con il team e con i nostri referenti di progetto, sul ruolo che ha avuto l'AI nella preparazione della comunicazione.
La diligenza nel rilascio, in questo caso, è dirimente: una comunicazione sensibile come un ritardo la facciamo nostra, la verifichiamo e ce ne assumiamo la responsabilità.
L'AI ci può aiutare a prepararla al meglio, ma la firma e la relazione con il cliente restano in capo a noi.
Ripensa all'ultima volta che hai usato l'AI su un task di progetto e chiediti, in modo onesto, quale di queste quattro competenze hai messo in campo e quale invece hai saltato del tutto, o magari trascurato.
Spesso siamo già bravi nella Delegation e abbastanza bravi nel Discernment, ma diamo per scontata la Description e siamo sbrigativi sulla Diligence.
Individuare la propria D più debole è il modo più concreto per capire da dove ripartire.
E se la tua è la Description, la tappa successiva del percorso è dedicata proprio a quella, con le sei best practice di prompting di Anthropic applicate ai deliverable dei due ruoli: Prompt Engineering per Business Analyst e Prompt Engineering per Project Manager.
Sono le quattro competenze su cui si fonda l'AI Fluency nel framework di Anthropic: Delegation, per decidere come distribuire il lavoro tra noi e l'AI, Description, per comunicare bene cosa vogliamo, Discernment, per valutare in modo critico l'output, e Diligence, per assumersi la responsabilità del risultato.
No.
Le quattro D sono competenze di metodo, di ragionamento e di responsabilità professionale, non competenze tecniche, e proprio per questo si applicano a qualsiasi soluzione di AI stiamo utilizzando.
La Description è il modo in cui descriviamo all'AI cosa vogliamo, prima di ottenere l'output.
Il Discernment è la valutazione critica di quello che l'AI ci restituisce.
Lavorano in cicli brevi e iterativi: più affiniamo la descrizione, migliore è l'output, e più valutiamo bene l'output, meglio correggiamo la descrizione.
È l'adattamento dell'approccio a necessità, regole e obiettivi dello specifico contesto.
Ambiti diversi, personale, accademico e professionale, e organizzazioni diverse, la nostra azienda, il cliente, il singolo progetto, hanno aspettative differenti su quanto dichiarare e quanto verificare, e sta a noi conoscerle e rispettarle.
Sì.
Le quattro competenze sono trasversali ad Automation, Augmentation e Agency: sono quello che ci permette di lavorare bene qualunque sia la modalità di ingaggio scelta, ed è per questo che vengono prima della scelta dello strumento.
Da quella che tendiamo a saltare.
Per molti consulenti la Delegation e il Discernment sono già abbastanza presenti, mentre la Description viene data per scontata e la Diligence è trattata con troppa fretta.
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Su Augmented Consultant condivido, partendo dal mio lavoro reale, strumenti, demo, e risorse per evolvere la professionalità consulenziale con l'AI, per Consulenti, Business Analyst e Project Manager.
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Fonti
- Rick Dakan, Joseph Feller e Anthropic, AI Fluency: Framework & Foundations (2025), licenza CC BY-NC-SA 4.0. Definizione di AI Fluency e delle 4 competenze (Delegation, Description, Discernment, Diligence) con i rispettivi sotto-aspetti
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